Profilo storico Comune di S.Maria a Vico (Caserta)

S.Maria a Vico sorse sulle rovine del borgo romano "VICUS AD NOVAS" lungo l'Appia antica. Con il nome "AD NOVAS" veniva indicata la stazione romana riportata sui primi itinerari storici come la Tavola Peutingeriana che si conserva a Vienna nell'ex biblioteca di Corte. E' una copia del secolo XI o XII di una carta dell'epoca imperiale scoperta nel 1507 e affidata a Corrado Peutinger per la pubblicazione avvenuta solo nel 1598. Gli undici segmenti mettono in evidenza le strade e le località da esse toccate. Ad Novas è riportato anche sull'itinerario Burdigalese. La locale "Statio" rappresentava un "MUTATIO" per il cambio dei cavalli stanchi con altri freschi ed efficienti nei viaggi da e per Roma. Vi si fermavano corrieri, tabellari, magistrati, che si rifocillavano nelle "tabernae" della zona anche perchè la locale "Mutatio", per chi veniva da Roma, era la prima che s'incontrava dopo quella di Capua.
Lo sviluppo del Vicus ad Novas e il culto alla Vergine Assunta, la cui icona, in legno di pino, si venerava in una modesta edicoletta ancora esistente, dettero il nome al comune che geograficamente confina a Nord con i colli Tifatini, a Sud con S.Felice a Cancello e quindi con la catena del Partenio, inserita nell'omonimo parco naturale, che degrada a Cancello Scalo, ad Est con Arienzo, ad Ovest con Cervino-Messercola e Maddaloni.
Posto a un tiro di schioppo dal sito delle famose Forche Caudine, il comune di S.Maria a Vico rientra nell'orbita della valle Caudina che proprio a S.Maria a Vico cede il passo alla pianura Campana.
Il più antico monumento di storia, di arte e di fede locale è rappresentato dal complesso aragonese (Chiesa e Convento) la cui costruzione, in stile gotico con eleganze catalane, fu iniziata nel 1492 per ordine del Re Ferdinando I d'Aragona. A metà 700 ebbe la veste barocca; lo stile originario è rimasto solo in alcuni punti, a seguito degli eventi tellurici, come la cappella dell'Assunta, i finestroni dell'abside, le bifore della facciata, il campanile.
Nell'interno si ammirano la cappella dell'Assunta e quella del Rosario; la prima è di stile gotico; la pala d'altare, che fa da cornice al gruppo ligneo della Vergine, in stile bizantino, è costituita da una pittura con l'immagine di Ferdinando I d'Aragona armato e in ginocchio. In alto gli stemmi araldici degli Stendardo che edificarono l'originale tempietto nella seconda metà del 1400 e quello degli Aragonesi.

Nella Cappella del Rosario, tra gli stucchi, i festoni e i fregi spicca la pittura fiamminga uscita dal pennello di Dirk Hendrichs. I dipinti ad olio su tavola della fine 1500 raffigurano la Madonna del Rosario con 15 rappresentazioni della passione e morte di Gesù. Il Dipinto della sottostante predella rappresenta la predica sul Rosario di S.Domenico alla presenza del Papa Pio V e del Re Federico II.
La pittura esistente nella basilica dell'Assunta è punto di riferimento dell'arte fiamminga in tutto l'ex Regno di Napoli.
Il convento è di forma quadrangolare e si sviluppa interno al chiostro luminoso delimitato da colonne ioniche di Piperno sormontate da archi. Le colonne sono state chiuse da blocchi di tufo dopo il terremoto del 1730.
Ferrante D'Aragona sostò in questo convento la prima volta nel 1460, durante la lotta contro la Baronia di Arienzo che sosteneva gli Angioini e nel 1480 mentre si dirigeva in Puglia per fronteggiare i Turchi. In entrambe le circostanze fece voto alla vergine di edificare, in caso di successo, chiesa e convento. Il successo non mancò e il complesso vide la luce.
Tra le altre chiese assumono rilievo: la congrega lauretana del 1700 e la chiesa di S.Nicola Magno fatta edificare dal vescovo Alfonso Maria dei Liguori, poi elevato alla gloria degli altari.
L'economia è rimasta prevalentemente agricola: il tabacco è la fonte del sistema economico del comparto, dopo la scomparsa dell'artigianato delle scarpe e del ricamo, due settori che in passato ebbero un notevole sviluppo; le calzature venivano esportate non solo nelle città italiane ma anche sui mercati europei ed extraeuropei. Anche Benedetto Croce calzava le scarpe made in S.Maria a Vico.
Al tempo dei Romani la MUTATIO assunse grande importanza; sotto gli Aragonesi S.Maria a Vico ebbe notevole sviluppo come piazza commerciale dell'Italia meridionale grazie al privilegio, concesso da Federico d'Aragona il 5 giugno 1498, del Mastro Mercato all'epoca ristretto alle sole città Bari, Cosenza, Lucera, Reggio e Taranto. Alla crisi economica che l'attanaglia, il comune va alla ricerca di un nuovo ruolo di sviluppo anche per la posizione geografica strategica che occupa fungendo da cerniera tra le province di Benevento, Caserta e Napoli.
Folkrore: rappresentazione del dramma sacro del venerdì santo, carri e gigli votivi del 15 agosto.